Perché studiare la lingua italiana? – PODCAST

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Cosa significa studiare l'italiano?

"Una lingua diversa è una diversa visione della vita".

Federico Fellini

 Cosa significa imparare una lingua? Perché vogliamo o dobbiamo dedicarci allo studio di una lingua diversa dalla nostra?  E in particolare: perché studiare l’italiano?

I motivi sono tanti, diversi e, diciamo anche, personalizzabili. Perché ciascuno di noi può trovare una ragione per immergersi in un altro idioma, per fare del bene a se stesso da molti punti di vista: di crescita, di flessibilità mentale, lavorativo, perché no?

La mia esperienza con le lingue

Partiamo da qualcosa di concreto, dall’esperienza. Partiamo dalla mia esperienza. Vorrei partire dalla mia. Io sono ovviamente un madrelingua italiano. Ho studiato inglese, sin da piccolo, e lo parlo abbastanza fluentemente. Per anni all’università ho fatto giapponese, una lingua che amo e che tuttavia non ho più praticato da allora, e l’ho quasi totalmente rimossa. L’importanza della pratica! E adesso studio spagnolo. Che altro? Manca la cosa più importante. Una cosa che, in un certo modo, contraddistingue gli italiani, almeno fino alla mia generazione, da molti altri popoli.

Tutti sapete che in Italia sono presenti numerosissimi dialetti, ancora comunemente parlati in alcune regioni e specialmente in famiglia o con amici. 

E che cos’è un dialetto? Non è un accento, non è un particolare modo di esprimersi. Un dialetto è una lingua, vera e propria, con una sua storia, le sue regole, etc… L’italiano alla fine non è altro che un dialetto che ce l’ha fatta, che è diventato predominante sugli altri. 

I miei genitori parlano siciliano, i miei nonni parlano siciliano, tutta la mia famiglia direi. Dunque io, come molti altri, sono a tutti gli effetti bilingue. Le lingue che conosco e che ho imparato sin dalla prima infanzia sono proprio l’italiano e il siciliano. 

Non lo parlo mai, è vero, anche se lo capisco benissimo, però sono certo che il solo fatto di averlo imparato abbia dato molto al mio modo di stare al mondo. Il punto è capire: cosa? 

Studiare una lingua dà flessibilità

Prima di tutto io penso che studiare l’italiano, ma in generale studiare una lingua, dia una certa elasticità mentale. C’è poco da fare: coniugazioni diverse, grammatiche diverse e parole diverse ti costringono a non fossilizzarti sempre sulle solite regole che già sai a memoria. Studiare una lingua ti insegna anzi che esistono modi diversi di dire le cose.  Ti rende  anche più attento a quello che dice l’altro perché ascolti e tu vuoi capire cosa stia dicendo. Ciò vale per me, ma vale in realtà per tutti coloro che iniziano a studiare, anche da zero, anche a 30 anni, una nuova lingua. Uno sforzo è inevitabile, chiariamoci, non solo di memoria, ma mentale, concettuale direi. I risultati però, dopo questo sforzo, la flessibilità guadagnata alla fine, la applicheremo non solo nella pratica linguistica, ma in ogni situazione della nostra vita! Ecco perché ho scelto di aprire questo podcast con la frase di Fellini, che vi ripeto: Una lingua diversa è una diversa visione della vita.

Capire il mondo con le lingue

Studiare l’italiano o una qualsiasi lingua vi permette di avere uno strumento in più per capire il mondo. E forse adesso vi state chiedendo: sì, Pietro, ma come? A cosa serve sapere lo spagnolo o il coreano o il siciliano per capire il mondo? Perché studiare l’italiano? La risposta è nella lingua stessa. è nella natura della lingua, nei suoi meccanismi, nella sua struttura, ma anche nel tenere ben chiaro in testa che lingua significa anche cultura. Sapere l’italiano non significa conoscere a memoria il vocabolario o le coniugazioni. Significa invece sapere come usare queste conoscenze. Ciò vale per tutte le lingue ovviamente. 
La lingua è uno strumento molto complesso e lo usiamo per che cosa? Per definire ciò che ci circonda, per dare un nome alle cose. Lingue diverse danno al mondo nomi diversi, sì, danno anche significati diversi, o se preferite, sfumature di significato diverse.

Pensate alla parola “FAMIGLIA”. Voi cosa intendete con questo vocabolo? Quante persone fanno parte della famiglia? La mamma e il papà? E i nonni? Aggiungiamo gli zii e i cugini? 

 

Insomma, nel piccolo paese della Sicilia da dove provengo la famiglia sono i  genitori, i nonni, sì, sono anche tutti i cugini e i cugini dei miei genitori, e i figli dei cugini dei miei genitori. Insomma: siamo tutti una grande famiglia. In un’altra nazione però, famiglia può avere un significato molto diverso, più ristretto, e può forse comprendere soltanto il marito, la moglie e i figli. Perciò quando io dirò la parola famiglia in quella lingua, dovrò sapere bene a che cosa mi riferisco, e dovrò prima di tutto accettare che quella parola non ha un significato uguale per tutti in tutto il mondo Può essere capita in modo differente a seconda di dove mi trovi. E in realtà aggiungiamo che può essere non capita perché non è detto che il concetto di famiglia esista in tutte le lingue.  Il solo fatto di sapere che lingue e culture diverse toccano i concetti che sono attorno a noi in modo diverso ci aiuta a vedere le cose in modo molto differente. Ci fa capire che non c’è un’unica versione della vita e della società. 

Un errore da non fare

Ma ovviamente sapere la lingua non basta: è necessario, come dicevo prima, un grande sforzo concettuale per uscire dai confini, delle nostre categorie e delle nostre regole.

Per questo molti, parlando una lingua straniera compiono l’errore di limitarsi a fare una semplice traduzione letterale della frase che hanno in testa.
Vi faccio l’esempio classico: un inglese che vuole dire “I like pasta” in italiano dovrà faticare moltissimo per staccarsi da quella struttura a cui è abituato sin dalla nascita. Se non lo farà, si limiterà a tradurre delle parole: quindi I = io, LIKE = probabilmente lo tradurrà con piaccio, la prima coniugazione singolare. e PASTA. Io piaccio pasta. Non è questa la struttura con cui andrebbe espresso questo concetto in Italiano.

Ma parlare una lingua non significa tradurre frasi: significa, meglio, tradurre dei concetti e studiare le forme con cui questi concetti possono essere espressi. Capire come poterli esprimere, quindi. Per questo io consiglio molto spesso ai miei studenti, sempre, di non pensare nella loro lingua originale, ma di provare, di sforzarsi nel pensare in italiano, direttamente.

Studiare italiano è utile

Dunque: studiare una lingua fa bene alla nostra mente. E che altro? E se a me non interessasse stare bene? Se non me ne fregasse nulla di capire meglio il mondo?

Bene, carissimi amici pragmatici, ci sono molte altre ragioni per studiare una lingua come l’italiano. Prima di tutto, l’utilità. 

Conoscere una lingua è, oltre che buono, diciamolo, utile. Utile perché ci permette di capire qualcosa che altri non capiscono. prima di tutto. Utile perché aumenta la platea delle persone con cui possiamo comunicare. 

Ed ecco che conoscere una lingua differente si traduce nella possibilità di avere, chissà, un posto di lavoro che altrimenti non avremmo avuto.

Questo è, ammettiamolo, il motivo per cui il 90% degli italiani studia l’inglese: se non lo facesse, molte porte, lavorativamente parlando, sarebbero chiuse. Chiusissime.

Da questo punto di vista l’italiano è perfetto per molti più lavori di quello che potreste pensare: certamente chi punta a fare il traduttore, o l’interprete, ok, non solo. Qualunque mestiere che abbia relazioni commerciali con l’Italia necessita di qualcuno che sappia parlare l’italiano. Lavorate per una ditta che importa vino dalla Toscana? Dovrete interloquire con italiani. 

Collaborate con agenzie o società italiane? Dovrete parlare italiano. Direte voi: sì, Pietro, ma perché parlare l’italiano se possiamo usare l’inglese? Perchè parlare l’italiano se gli italiani studiano l’inglese per comunicare nel lavoro?

Giusta obiezione, vero, non c’è dubbio. Ma, diciamolo francamente secondo voi chi otterrà più facilmente un lavoro che ha a che fare con persone italiane? Una persona che parla soltanto inglese o una che parla anche l’italiano?

Contatto umano

C’è un’altra ragione, tra l’altro. Un punto molto importante: non è solo una questione di “comunicazione verbale”.  Far vedere all’altra persona che conosciamo anche solo un po’ della sua lingua è un modo perfetto per farla sentire a proprio agio e per invogliarla a lavorare con voi. Poi magari parleremo in inglese ma questo contatto, questo contatto umano, è molto importante, anche nel lavoro. Detto questo, va bene, ci sono molti altri lavori in cui l’italiano è utile, senza il  bisogno di entrare necessariamente in contatto con italiani: in particolare nell’ambito umanistico e letterario. 

Ho, tra i miei studenti, alcune persone non italiane, ma che hanno raggiunto un tale livello da poter insegnare l’italiano basico e intermedio ad altri stranieri. Nessun italiano in mezzo, quindi.

Studiare la lingua italiana dà piacere

Ma non finisce qui: c’è un ultimo lato da tenere in considerazione. Abbiamo parlato della lingua che fa bene al nostro cervello, abbiamo detto che conoscere una lingua è utile. Beh, si può studiare una lingua anche perché ci può dare soddisfazione e piacere. Senza nessun altro motivo.

 

Conosco tanti studenti, per esempio, che davvero godono nel poter finalmente dire: “Ah, ho letto i Promessi Sposi” in lingua originale!, oppure “Ah, ho visto La dolce vita senza sottotitoli”.

Il piacere di usufruire delle opere artistiche in italiano, siano esse romanzi, film , canzoni o quant’altro è qualcosa di indescrivibile e emozionante. 

Possiamo infatti apprezzare l’opera in questione nella sua totalità, così come è stata pensata dall’artista e senza la mediazione di un terzo elemento, come una traduzione o i sottotitoli. 

Ci mettiamo a contatto diretto con la genialità di un autore, sentendoci quindi più coinvolti, partecipi, vicini anche al contenuto che stiamo leggendo, guardando o ascoltando.

 

In questo momento io sto leggendo “il Signore degli Anelli” in inglese, “the Lord of the Rings”. E anche se il mio inglese non è perfetto e non posso capire il 100% del testo, vi assicuro che la soddisfazione è enorme. Ascoltare la musicalità delle parole originali usate da Tolkien, osservare la composizione delle frasi, la sua maestria nell’utilizzare la lingua inglese come strumento d’espressione… beh, mi dà gioia. E sono certo che così avverrà anche a voi una volta che avrete deciso di studiare la lingua italiana.  Pasolini, Pavese, Montale, Ungaretti, solo per fare i primi nomi che mi vengono in mente. 

Bene, è tutto per oggi. Spero che questo blog vi sia piaciuto e che abbiate trovato dei buoni motivi per studiare l’italiano! Io sono Pietro, di Italiano Avanzato. Seguiteci qui e su Instagram, ma potete anche ascoltare i nostri podcast su Youtube e Spotify! Infine, se credete nel nostro progetto, sosteneteci su Patreon.

 

Un saluto e CIAOCIAO!

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